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Servitù della gleba
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«La casa di Dio che si crede una, è dunque divisa in tre: gli uni pregano, gli altri combattono, gli altri infine lavorano. Coloro i quali lavorano sono chiamati servi.»
(Adalberone di Laon, Carmen ad Rodbertum Regem.)
La mwbwservitù della gleba è un termine per indicare una consuetudine ed una mwcafigura giuridica nel mwcqMedioevo europeo a cui apparteneva la maggior parte della popolazione, che legava il mwcgcontadino a un determinato terreno (la mwcwgleba, in mwdalatino propriamente "zolla [di mwdqterra]"). Una figura giuridicamente complessa a secondo degli ordinamenti locali, che si colloca a metà tra lo mwdgschiavo (mwdwservus in latino)cite-ref-1[1] e l'uomo libero, in quanto da un lato non è una proprietà, ma dall'altro non gode di alcune libertà fondamentali come quella di vivere dove vuole e svolgere il lavoro che vuole.cite-ref-0-2-0[2]
Contents
• Storia
• Italia
• Russia
• Nozione
• Note
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Storia
Istituzioni sociali simili alla servitù della gleba erano già conosciute nella mwhastoria antica europea, anche se non così diffusamente come nel medioevo. La figura si è sviluppata subito nel mwhqIII secolo, sotto mwhgDiocleziano, dai contadini mwhwromani, conosciuti con il nome di mwiacoloni, o "affittuarii". Il sostantivo mwigcolonus, invece, deriva dal verbo mwiwcolere (coltivare).
L'imperatore romano, al fine di fermare la fuga dalle campagne verso le città, con un provvedimento autoritativo aveva imposto ai coloni di trasmettere il proprio mestiere ai loro discendenti. Li aveva inoltre fissati (anche per le generazioni successive) al terreno che coltivavano, al punto da essere venduti assieme a esso (passando così al servizio del nuovo proprietario del fondo). Il proprietario del fondo aveva il diritto di reclamare i coloni al suo servizio qualora si allontanassero dal fondo, poteva infliggere loro pene corporali in caso di disobbedienza, poteva stabilire in quali modi ogni colono potesse utilizzare la sua paga (chiamata mwjqpeculius, come quella concessa agli schiavi).
Anche se proprietà terriera e servitù della gleba cominciarono a essere inscindibili attorno al mwjwIX secolo, essa poi trovò un fondamento giuridico formale con l'editto di mwkaFederico I di Danimarca (6 maggio 1524), che garantì ai proprietari terrieri la giurisdizione sui loro sudditi. Nel mwkqXVI secolo, la servitù della gleba si affermò quasi ovunque e in alcuni territori, soprattutto nell'area tedesca, molti contadini liberi furono ridotti alla condizione di servi della gleba.cite-ref-3[3]
Nell'area tedesca sud-occidentale, durante il Medioevo, la servitù della gleba veniva intesa come un vincolo piuttosto blando. Solamente nel mwlwXV secolo i proprietari terrieri fecero un uso più concreto dei diritti che loro derivavano da quest'istituto, anche come conseguenza dei processi di territorializzazione. Essi tentarono, su tutti i territori da loro controllati e in maniera sempre crescente, di identificare la proprietà su un fondo con la servitù della gleba di chi lo coltivava, attraverso la vendita e la permuta dei servi, oltre che con divieti di matrimonio sempre più severi. Furono soprattutto i divieti di matrimonio a suscitare scontento tra i contadini e furono una delle cause principali della mwmarivolta contadina del 1524-1526.
Nei secoli mwmgXVII e mwmwXVIII, quando i divieti di matrimonio, di fatto, erano venuti meno, non vi era praticamente opposizione alla servitù della gleba. Poteva persino accadere che i servi della gleba rifiutassero le offerte di liberazione dalla loro condizione, nonostante, molto spesso, fossero stati in grado di sostenerne gli oneri finanziari. Soprattutto nelle zone in cui l'autorità territoriale era fortemente frammentata (per esempio nell'alta mwnaSvevia), la servitù della gleba ebbe una funzione importante dal punto di vista della tutela giuridica.
Infatti, come già accennato, la servitù della gleba era una condizione caratterizzata dalla reciprocità, per cui essa non poteva essere abolita contro la volontà dei servi medesimi. Quando un servo non era in grado di versare i tributi dovuti per causa di morte del capofamiglia, per esempio, generalmente il proprietario terriero si mostrava estremamente conciliante e accettava pagamenti rateali, oppure rinunciava al tributo, oppure ancora accettava, al posto del tributo, carità spirituale (per esempio un pellegrinaggio).
Solamente agli inizi del mwnwXIX secolo, con la liberazione dei contadini, cominciò il tramonto della servitù della gleba. La ricerca storica è giunta alla conclusione che la richiesta di abolizione della servitù della gleba non derivava tanto dalla pesantezza degli obblighi imposti ai contadini-servi, quanto piuttosto dal contrasto tra gli ideali illuministici e la concezione di un vincolo personale.
Italia
Nell’Italia dei Comuni esistevano molti uomini di simile condizione. Una delle prime zone che stabilì ufficialmente la liberazione dei servi della gleba dai loro "doveri" fu la città di mwqaBologna, per tutti i territori a essa sottomessi. Con il 3 giugno 1257cite-ref-4[4], mentre era vescovo Giacomo Boncambio e massima autorità civile era mwrqRolandino de' Passeggeri, Bologna liberò, previo riscatto, 5 855 servi sottomessi a signori laici, mentre i servi sottomessi a signori ecclesiastici furono liberati senza oneri.cite-ref-5[5] In ricordo di quegli eventi, Bologna mise nel suo stemma la parola libertas.
La servitù della gleba si trasformò in altri istituti agrari, come la mwtqcolonia parziaria e la mwtgmezzadria. Ma, se da un lato si attenuarono i vincoli relativi alle persone, rimasero comunque forti i vincoli che determinavano gli interventi dei proprietari sulla conduzione delle attività agricole.
Russia
In mwugRussia, la servitù della gleba cominciò ad affermarsi molto tardi, nel 1601, quando lo mwuwzar mwvaBoris Godunov limitò la libertà di movimento dei contadini e già nel 1606, sotto mwvqIvan Isaevič Bolotnikov, vi fu una grande rivolta contadina contro la servitù della gleba. Ma fu con mwvgPietro il Grande che, nel 1723, si giunse a una normativa legale che disciplinava la servitù della gleba (che, come spesso accadeva nella legislazione di Pietro il Grande, era basata su preesistenti modelli occidentali).
La situazione dei contadini russi divenne ancora più pesante con mwwaCaterina II di Russia, nel tardo XVIII secolo, quando la servitù della gleba venne estesa anche all'mwwqUcraina, dove, sino ad allora, i contadini erano rimasti liberi. La servitù della gleba venne abolita solamente nel 1861, dallo zar riformatore mwwgAlessandro II, circa 50 anni più tardi rispetto al resto d'Europa. Ma paradossalmente questa abolizione non significava maggiore libertà per i contadini, quanto piuttosto una maggior dipendenza economica, con la perdita, inoltre, della tutela giuridica. Questa situazione non venne compiutamente risolta fino alla mwwwrivoluzione d'ottobre, e ne contribuì al successo. Fecero parte dell'mwxaArmata rossa (esercito mwxqbolscevico, guidato da mwxgTrockij) più di 48 milioni di braccianti ex servi della gleba.
Descrizione
Nozione
La servitù della gleba era intesa come un obbligo reciprococite-ref-6[6]. Il signore garantiva ai servi della gleba tutela giuridica e militare. Per tutela giuridica si intende che il signore doveva assicurare l'assistenza legale in caso di liti verso terzi, nonchè difesa militare dalle numerose invasioni e guerre. In cambio, il servo della gleba versava al signore diversi tributi, in denaro, beni o servizicite-ref-7[7]. Per esempio, nella mwagGermania sud-occidentale, ogni anno, in segno di riconoscimento dello stato di servitù, doveva essere fornita al signore una gallina, e in caso di morte di un capofamiglia servo della gleba il miglior capo di bestiame (qualora morisse una donna, l'abito migliore). I servi della gleba erano soggetti al mwawbanno, al formariage(tassa sul matrimonio) e la mwbqcapitazionecite-ref-8[8]. Erano definiti bannalità: il turno di guardia, il trasporto di materiali, l'alloggiamento dei guerrieri e quello del signore, la trasmissione di messaggi.
Nel corso dei secoli XV e XVI, questi obblighi vennero via via trasformati in tributi in denaro e in ricchi patrimoni. Nell'area tedesca sud-occidentale il tasso si aggirava generalmente attorno all'1,5% del patrimonio. Esistevano anche zone in cui, fino agli inizi del XIX secolo, erano ammessi pagamenti in natura o in prestazioni equivalenti. I signori potevano vendere, acquistare e scambiare servi della gleba. Ciò però non significava altro che le prestazioni venivano rivolte a un nuovo signore, perché, generalmente, il servo della gleba continuava a coltivare il vecchio fondo. Questo "cambio di proprietà" era rilevante, per il servo, solamente tramite eventuali divieti di matrimonio. Infatti, il servo della gleba sottostava alla giurisdizione del proprio signore, il quale decideva anche se egli potesse contrarre matrimonio e con chi, e solo con autorizzazione da parte del signore era concesso al servo di allontanarsi dal fondo anche solo per pochi giorni.
Chi tentava di allontanarsi, veniva ricercato e riportato indietro con la forza. Solamente quando a un servo riusciva di raggiungere il territorio di una città, e di ottenere colà un diritto di residenza, poteva sottrarsi alla giurisdizione del proprietario fondiario. Va però precisato che la cosiddetta "servitù della gleba" medievale, a partire dal XII, è il prodotto - in Italia in forma prevalentemente contrattuale - della rinascita degli studi del diritto giustinianeo, come fin dal 1925 chiarì mwdaMarc Bloch, il quale correttamente attribuì la locuzione "servus glebae" al giurista bolognese mwdqIrnerio (fine XI-inizio XII secolo).
Caratteristiche dell'istituto
I servi della gleba coltivavano i terreni che erano dati in concessione dal re ai mweanobili, pagando un mweqfitto. Inoltre, dovevano pagare le mwegdecime (qualora il proprietario facesse parte del mwewclero o fosse un mwfaente ecclesiastico) ed erano obbligati a determinate prestazioni di lavoro (mwfqcorvées). I servi della gleba erano tali per nascita, e non potevano (legalmente) sottrarsi a tale condizione senza il consenso del padrone del terreno. Nel Medioevo, in occasione dei lavori per dissodare nuove terre, spesso il proprietario dava a chi si sobbarcava l'onere di trasferirsi nelle nuove aree particolari libertà (mwfgfranchigie) e privilegi: da cui il nome "Villafranca" dato a tante località.
I servizi a cui i servi della gleba erano obbligati, contrariamente a quanto accadeva nella mwgaschiavitù, non avevano un carattere generico, ma erano precisamente definiti. A differenza degli schiavi, giuridicamente i servi della gleba non erano "mwgqcose" ma persone, con qualche diritto: mwggproprietà privata (limitata ai beni mobili), possibilità di sposarsi (previa permesso del feudatario) e di avere figli ai quali lasciare in mwgweredità oltre ai doveri servili, i pochi beni mobili rimanenti dal diritto consuetudinario della mwhamanomorta . Il mwhqfeudatario non aveva potestà sulla vita del servo della gleba (solo punizioni corporali), che però poteva essere venduto insieme alla terra, su cui aveva l'obbligo di restare coi suoi discendenti. Intaccare questo principio fu una delle forme per sgretolare la servitù della gleba.cite-ref-9[9] Perciò non poteva neanche esserne cacciato. Dai doveri rurali, in molte zone d'Europa, ci si poteva sottrarre anche col trasferimento in città, come avvenne in Italia con la formazione dei liberi comuni (lasciare la campagna era illegale, ma i liberi comuni proteggevano i propri cittadini da ritorsioni del signore feudale): in mwigGermania c'era il detto mwiwStadtluft macht frei, ossia "l'aria della città rende liberi".cite-ref-10[10]
Note
cite-note-11. ↑ Robert Delort, mwlgLa vita quotidiana nel Medioevo, trad. Maria Garin, pag. 126, Bari-Roma, Laterza, 1989, ISBN 88 420 3472 X
cite-note-0-22. ↑ mwmwmwnamwnqservitù della gleba, su mwngtreccani.it. mwnwURL consultato il 26-08-2025.
cite-note-33. ↑ citerefd-acemoglu-e-j-a-robinsonDaron Acemoglu e James A. Robinson, mwowmwpaPerché le nazioni falliscono, traduzione di Marco Allegra e Matteo Vegetti, Milano, Il saggiatore, 2013, pp.mwpq 189, mwpgISBNmwpw 978-88-428-1873-1.
cite-note-44. ↑ Altre fonti anticipano l'evento al 26 agosto 1256.
cite-note-55. ↑ La città di Bologna ha festeggiato solennemente i 750 anni di questa liberazione: mwrwmwsamwsqIl Mondo degli Archivi - Celebrazioni a Bologna per i 750 anni dalla liberazione dei servi della gleba mwsg(archiviato dall'mwswurl originale il 15 novembre 2007).
cite-note-66. ↑ mwtwGeorges Duby,mwuaLe origini dell'economia europea. Guerrieri e contadini nel Medioevo, pag. 288 mwuqLo sfruttamento degli uomini., trad. Vito Fumagalli, Roma-Bari, Laterza, 1975.
cite-note-77. ↑ Robert Delort, mwvqLa vita quotidiana nel Medioevo, trad. Maria Garin, Cap. III mwvgColoro che lavorano: i contadini, Bari-Roma, Laterza, 1989, ISBN 88 420 3472 X
cite-note-88. ↑ Jacques Heers, mwwwIl lavoro nel Medioevo, 1973, pag. 45, Casa Editrice G. D'Anna, Firenze
Bibliografia
• Cammarosano, mw1aLe campagne nell'età comunale mw1qindice (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2007).
• Jan Dhont, mw1wLa Alta Edad Media (mw2aDas früche Mittlelatter), Madrid: Siglo XXI, ISBN 84-323-0049-7.
• mw2wMarco Melluso, La schiavitù in età giustinianea, Paris, Les Belles Lettres, 2000, ISBN 2-913322-41-7.
• Clifford R. Backman, mw3qThe Worlds of Medieval Europe, New York/Oxford: Oxford UP, 2003.
• Rushton Coulborn, ed. mw3wFeudalism in History, London: Princeton UP, 1956.
• Allen J. Frantzen, Douglas Moffat, eds. mw4qThe World of Work: Servitude, Slavery and Labor in Medieval England, Glasgow: Cruithne P, 1994.
• Paul Freedman, Monique Bourin dir., mw4wForms of Servitude in Northern and Central Europe. Decline, Resistance and Expansion, Brepols, 2005.
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• Francesco Panero, mw6qSchiavi, servi e villani nell'Italia medievale, Paravia, Torino, 1999.
• mw6wMarc Bloch, mw7amw7qLa società feudale, cap. II mw7gServitù e libertà, collana Biblioteca di cultura storica, traduzione di Bianca Maria Cremonesi, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1949, n.36. ISBN 88 06 03991 1
Voci correlate
• mw8wCorvée
• mw9qFeudalesimo
• mw9wMedioevo
• mw-wSclavandario
• mw-qParoikoi
• mw-wPronoia
• mwaqemwaqiLe anime morte (libro)
• mwaqqLiber Paradisus
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Collegamenti esterni
• citerefenciclopedia-italianaPietro Vaccari, Servitù della gleba, in Enciclopedia Italiana, vol. 31, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
• citerefdizionario-di-storiaservitù della gleba, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefdss(IT, DE, FR) Servitù della gleba, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
• citerefbritannica-com(EN) serfdom, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.